L’industria del lusso come legame tra l’Italia e la Francia

L’industria del lusso, così come uno specchio dove il mondo si contempla e dove si riflettono la grandezza e la miseria umana, ci riserva ancora delle enormi sorprese mettendoci di fronte a formidabili sfide. Innanzitutto delle sfide in termini di creatività da parte di designer, stilisti e gioiellieri. Poi delle sfide in materia di mimetismo e integrazione sociale in un contesto in cui ogni mezzo è buono per ottenere quel che si vuole. Non si tratta di una profezia, ma di una metafora. In effetti, è interessante constatare che, dietro alla crisi attuale solo rimbalzata sull’industria del lusso, i cicli si susseguono.. e questo dall’alba della società di consumo.

Il mercato mondiale del lusso, tanto per dare un’idea, ha quasi 200 miliardi di euro di volume d’affari, per circa 270 marche internazionali di cui 130 francesi e una buona cinquantina di origine italiana. Senza contare la manna dei quasi diecimila subappaltatori ultra qualificati in Francia e in Italia. In Francia si sente spesso dire che uno dei segreti di Parigi è “fare in modo che non ci sia nulla senza eleganza.”

Ciò ci riporta facilmente alla creazione della piazza “Louis-Le-Grand”, oggi Place Vendôme, ornata all’epoca da una sontuosa statua di Luigi XIV a cavallo, scolpita da Girardon e ultimata nel 1692 con una sola gettata di bronzo dallo svizzero Keller. Nello stesso momento, dei brillanti e prosperi finanzieri come Crozat, Law e Bourvallais sono già i primi ospiti della piazza.

Oggi l’hotel Ritz, stilisti, gioiellieri ma anche maestri profumieri conosciuti nel mondo intero abitano questo luogo privilegiato in cui morì Chopin, dove, ancora, Napoleone III s’invaghì di Eugénie de Montijo. A Milano, come a Roma e a Parigi, le strade più belle sono e saranno sempre teatro di un’incomparabile eleganza. E qualunque siano le difficoltà economiche del momento, l’industria del lusso continuerà, di bolla in bolla, ad invitare alle sue feste trionfali il “jet set” e l’imprescindibile corteo di “nuovi ricchi” generati dallo sviluppo economico.

Che lo si voglia o meno, il “capitalismo del lusso” è un “capitalismo duraturo” perché è mondiale. Viene generato soprattutto dalla richiesta interna dei paesi emergenti, che è a sua volta alimentata dal crescente quanto a volte spettacolare potere d’acquisto dei suoi cittadini, ma anche dalla richiesta delle classi medie dei paesi industrializzati, ghiotte più che mai di punti di riferimento sociali. Per dirla altrimenti, l’industria del lusso, vero ambito privato d’eccellenza, tanto a Parigi quanto a Milano, non ne vuole sapere di avviare il lungo riflusso che le solite anime meste gli predicono cedendo alle facili intuizioni… poiché il consumo in questo caso più che altrove, è mobile e senza frontiere. Il lusso, quindi, come ambito sconnesso dal consumo di beni strumentali e di servizi, e di conseguenza anche dalla recessione. Per questo motivo la filiera “lusso” è protetta e i suoi margini di manovra sono reali.

Le grandi marche sono d’altra parte stabili e risplendono in maniera difficilmente concepibile oggi che paradossalmente l’immagine dei paesi che le hanno create è tanto sbiadita nel mondo. Eppure Francia e Italia rimangono entrambe dimora del lusso.

Questa constatazione è così solidamente scolpita e ancorata nell’immaginario collettivo che la sua formulazione può sembrare solo frutto di un luogo comune. Sia a Parigi che a Milano, l’eredità delle più grandi case del lusso contribuisce nel mondo intero a preservare minuziosamente l’immagine e l’identità di Francia e Italia e di una parte della loro storia. La crescente internazionalizzazione delle grandi marche del lusso alla “francese” del Faubourg Saint-Honoré, della place de la Madeleine, e della place Vendôme oppure dei grandi nomi del lusso italiano del “Quadrilatero d’oro” o di “Corso Buenos Aires” , da più di un quarto di secolo, crea indiscutibilmente una passerella culturale supplementare tra Francia e Italia. E anche, da qualche parte, un’identità comune, se non un comune destino.

Il lusso in Italia e in Francia costituisce nell’immaginario collettivo dei paesi di tutto il mondo una vera e propria vetrina “europea” del savoir faire e della tradizione: sarei tentato di definirla una prestigiosa “galleria degli specchi” nella quale si fondono senza mai confondersi le più belle marche del mondo!

Delle marche che converrebbe iscrivere nel patrimonio mondiale…?

Viva la Francia, viva l’Italia! E lunga vita all’industria del lusso franco-italiano !

Philippe-Henri Latimier du Clésieux

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