Deutsche Bank e il fallimento del capitalismo

La sua colpa è cresciuta insieme a lei, così come la sua tendenza a perpetrare il suo crimine. Il suo è stato un ruolo di punta nella crisi dei subprime, iniziata nel 2007, quella che ha provocato una debacle immobiliare negli Stati Uniti di cui, ancora oggi, nove anni dopo, patiamo gli effetti. Si parla di non meno di 30 miliardi di cartolarizzazione che hanno contribuito in maniera esponenziale a gonfiare la bolla speculativa immobiliare statunitense e che vennero creati di sana pianta dalla Deutsche Bank. Macchina gargantuesca e machiavelica, poiché venne accusata nel 2010 dai suoi stessi collaboratori di aver taciuto 12 miliardi di perdite che sarebbero poi state risistemati, come se niente fosse, sotto il tappeto delle malversazioni dei sinistri subprime.

Uno dei suoi controllori, colui che lanciò l’allerta, Eric Ben-Artzi, non ha forse confessato alla «Securities and Exchange Commission» (l’organo regolatore americano) che Deutsche Bank avrebbe potuto fare come Lehman Brothers se avesse, nel 2008, svelato la sua vera condizione finanziaria? D’altra parte, nel corso delle sue audizini presso la SEC, Ben-Artzi ha apertamente descritto questa « cultura del crimine » che prevaleva all’interno della Deutsche Bank, istituzione «strutturalmente destinata a spingere la sua direzione generale a commettere delle truffe ». La grottesca e aberrante lista dei suoi scandali tende in effetti a dare ragione a questa affermazione.

La Deutsche Bank ha pagato quasi 10 miliardi di dollari in multe varie dal 2008 : dalle manipolazioni degli andamenti dell’oro e dell’argento, alle truffe ipotecarie, passando per la violazione delle sanzioni contro l’Iran, la Libia, il Sudan, la Siria… La mega manipolazione del LIBOR (London Interbank Offered Rate) gli è costata 2.5 miliardi di dollari los corso anno, non solo per aver truffato, su scala raramente vista prima, ma anche per aver tentato – in maniera sistematica – di indurre in errore gli investigatori britannici.

Dopo aver registrato un risultato in perdita di 500 milioni di dollari nel 2015, la Deutsche Bank, d’altra parte, non attira più alcun investitore, se non i venditori allo scoperto come George Soros che si è costruito una piccola fortuna «shortanndo» le sue azioni alla vigilia della Brexit…Ha impietosamente fallito tutti gli stress test annuali effettuati dalla Federal Reserve americana dal 2011, test che avevano come scopo quello di verificare la solidità di una banca in caso di crisi finanziaria! Non avendo abbastanza capitale per reggere lo shock, la Deutsche Bank fu descritta nel 2015 dalla Fed coem istituto « dalle debolezze vaste e sostanziali »… prima di essere accusata dal F.M.I. di essere «uno dei contributori più importanti al rischio sistemico globale”! E’ evidente quindi che la Deutsche Bank non potrebbe oggi sopravvivere ad uno shock equivalente alla gigantesca multa di n9 miliardi di dollari imposta nel 2014 a BNP Parisbas, e dovrà quindi, se questo avvenisse, essere rimpinguata dal governo tedesco, con conseguenze sicuramente nefaste per l’equilibrio finanziario mondiale.

È forse suonata l’ultima campana per questa banca che ha finanziat il regime di Hitler, ricomprandogli l’oro rubato agli ebrei ? Che ha, in favore della deregulation dei mercati negli anni ’90, esteso i suoi tentacoli dopo aver comprato Morgan Grenfell nel 1989 e Bankers Trust nel 1998. Così la Deutsche Bank si portò nella top ten delle banche mondiali navigando con il vento in poppa del nuovo millennio. Le sue quotazioni di borsa arrivavano al culmine storico di 159 $ nel 2007, prima di crollare a 12 nel 2016! In realtà, la capitalizzazione in borsa della Deutsche Bank è stata oggetto di molte barzellette tra i trader della City e di Wall Street poiché, ormai, ha raggiunto il livello delle applicazioni internet Snapchat e Twitter.

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