Nel cuore del quartiere della Borsa: Le Grand Colbert, autentica brasserie francese

Una brasserie raffinata, con un’atmosfera veramente parigina, amata dai parigini ma anche dai turisti: il ristorante Le Grand Colbert si trova nel 2 arrondissement della Ville ed è il posto ideale per gustare le prelibatezze dell’arte culinaria francese.

Boiserie, lampadari a sfera, luci gialle e grandi specchi rendono l’interno del Grand Colbert caldo ed accogliente facendo sentire subito a proprio agio tutti gli ospiti. Nonostante l’ambiente sia raffinato ed elegante, tra i clienti non si trovano solo abituali benestanti francesi ma anche molti italiani e straniere che vi fanno tappa fissa.

Il menu è d’eccellenza e offre varie alternative di piatti ed abbinamenti in base anche all’ora del giorno in cui si decide di pranzare: dal lunedì al sabato dalle 12 alle 18.30 e dopo le 22.30, per esempio, si possono scegliere due piatti al prezzo di 28 euro o 3 piatti a 35 euro (bevande sempre escluse); la domenica e i giorni feriali, invece, si possono gustare 3 piatti a scelta a 42 euro.

Da segnalare anche che dal lunedì al venerdì dalle 12 alle 15 con 17 euro si possono mangiare il piatto del giorno, il dessert del giorno e un caffè. Tra le varie proposte dei menu si possono mangiare: filet de daurade royale, épinards, Côtes d’agneau (2) grillées aux herbes, haricots verts, Escalope de saumon à l’oseille e tanto altro di unico e sfizioso.

L’ampio menu del Gran Colbert è adatto a tutti i palati e non dimentica neanche i bambini, con un esclusivo menu a loro dedicato. Negli ultimi anni è diventato ancora più conosciuto in tutto il mondo grazie ad una scena del film Tutto può succedere con l’attore americano Jack Nicholson: il film si conclude proprio all’interno del Grand Colbert.

L’atmosfera bohemien e tipica della Parigi di inizio Novecento rendono Le Grand Colbert elegante e raffinato, ma non esageratamente chic. Una cena in questo classico e raffinato ristorante parigini sarà un vero tuffo nel passato, in un’atmosfera da inizio Novecento.

Elena Zucco

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