l’Europa rischia di implodere: un nuovo asse franco-italiano potrebbe essere la soluzione

Daisy Boscolo Marchi
Daisy Boscolo Marchi

Un titolo di questo tipo, in un momento in cui una fastidiosa rabbia irrazionale sembra fare da padrona nei rapporti tra Francia e Italia, potrebbe sembrare surreale, troppo ottimistico e privo di fondamento. Ma che ci piaccia o meno, in Europa è necessario tornare a parlarsi, e lo è soprattutto per due paesi simili e complementari come Francia e Italia. I nostri Paesi sono troppo vicini, non solo geograficamente, ma anche economicamente, per chiudere il dialogo ed hanno anche tanti (troppi) interessi in comune per ritardare ancora il rilancio dell’Unione Europea e la creazione di un nuovo asse franco-italiano:

L’Aquarius porta l’Italia a fare la voce grossa contro la Francia che risponde buttando acqua sul fuoco. Angela Merkel, considerata il leader simbolo della stabilità europea, si avvia probabilmente ad una lenta decadenza, con la posizione granitica sui migranti assunta dalla Csu bavarese e personificata dal ministro dell’Interno Horst Seehofer; all’instabilità interna alla UE, si devono aggiungere anche le pressioni esterne dei grandi colossi come Cina, India, Russia e Stati Uniti che l’Europa non sembra avere la forza di contrastare (ma figuriamoci allora, i singoli stati). Ancora: Brexit, l’Ungheria e la Polonia. L’anno prossimo ci saranno le elezioni europee e in mezzo ad un clima di sconforto, la sola certezza è che il nuovo parlamento europeo avrà sicuramente un volto ed una composizione molto diversa da quella attuale, forse inedita. Con questo panorama, parlare del rilancio europeo non va certo di moda: è un’operazione, come forse la descriverebbe Enrico Letta, “contro venti e maree”. Eppure, chi non si arrende alla decadenza del progetto europeo e cerca soluzioni per un suo “Risorgimento”, non può far altro che cercare delle nuove soluzioni, mettere in moto nuovi spill over per il rilancio di tale progetto, perché, purtroppo, l’Unione Europea non è affatto irreversibile, può ancora morire.

Certo, all’indomani dello scambio poco felice di battute tra Emmanuel Macron e Matteo Salvini potrebbe sembrare surreale basare sulla creazione di un nuovo asse franco-italiano il rilancio culturale ed economico del vecchio continente. Tale articolo, esplora i motivi storici politici e economici per i quali tale asse è essenziale e strategicamente perfetto in questo momento storico, ma elenca alcuni punti di contatto tra queste due società grazie ai quali, il rafforzamento non solo è possibile, ma necessario.

Sul piano istituzionale

L’asse franco-tedesco barcolla e Angela Merkel si indebolisce: andare oltre l’austerità per concentrarsi sulle sfide del futuro.

 Da una parte abbiamo Angela Merkel, in estrema difficoltà politica.  “Endzeit“, “il tempo della fine”, è il titolo dello Spigel per descrivere la posizione della Cancelliera tedesca che per anni, assieme al suo entourage ha spinto al rispetto del rigore e ha frenato al processo di riforme istituzionali, soprattutto in tema di Unione Bancaria. Dall’altra abbiamo il Presidente francese, Emmanuel Macron, che da mesi e mesi sta insistendo per completare l’unione bancaria, cercando una sponda in Angela Merkel, che per un lungo periodo ha fatto orecchie da mercante, fino ad arrivare ad un parziale accordo il 20 giugno; certo è che la nuova posizione di difficoltà politica della cancelliera, non fa sperare nulla di buono. La Francia dopo aver fatto numerosi sacrifici per ritornare, dopo dieci anni, sotto il 3% del deficit pubblico, per conquistarsi la fiducia dei tedeschi, si trova di fronte un alleato che si sta sgretolando. E intanto a fine 2018 centrare di nuovo l’obiettivo del 3% sarà per la Francia molto faticoso. Tutto fa pensare che forse per Macron, la migliore strategia sarebbe non solo quella di voltarsi verso nuovi potenziali alleati (che non sono poi molti) e ritornare a chiedere, come in passato, le riforme istituzionali di rilancio dell’Unione Europea in materia di maggiore flessibilità sui parametri di Maastricht, ma anche di ricordare ai tedeschi che devono ridurre il loro surplus commerciale con gli altri Paesi europei. A questo punto, una domanda sorge spontanea: non sono forse obiettivi che l’Italia avrebbe interesse a sostenere? L’Obiettivo di Macron di aumentare il bilancio generale dell’Ue (che darebbe la possibilità di procedere a nuovi investimenti) è un’idea che non piace a Berlino, ma che in Italia dovrebbe trovare il plauso del nuovo governo.

Per finire, anche in tema d’immigrazione per i due paesi sarebbe auspicabile trovare un accordo, per il bene di entrambi: se l’Italia è il paese più esposto all’ondata migratoria per la sua posizione geografica, è risaputo che una larga parte di migranti non voglia fermarsi in Italia ma dirigersi verso i paesi del nord, tra i quali la Francia : questo, Emmanuel Macron lo sa bene. Ma se la soluzione per l’Italia non può essere la chiusura a tempo indeterminato dei porti, quella della Francia non può essere quella di chiudersi a riccio dietro la filosofia del primo paese di arrivo. L’Italia deve proporre soluzioni dall’alto contenuto tecnico al problema, e la Francia di Macron deve ritrovare il suo fervore pro-Europa, (dimostrato in tema economico) anche in tema di migranti. I due paesi hanno interesse a trovare soluzioni comuni, al più presto. In tal senso, l’idea data da due famosi Think Tank francesi, secondo la quale si potrebbe creare una zona ristretta di cooperazione europea sull’immigrazione, in cui ci siano meccanismi di solidarietà finanziaria e amministrativa, sembra molto interessante.

In definitiva, l’indebolimento dell’asse franco-tedesco apre nuove possibilità per tutti i paesi europei ed in particolare per l’Italia, di rientrare sulla scena internazionale: l’Italia, uno dei paesi fondatori dell’Unione Europea, senza la quale (a detta di tutti) l’Europa non sopravvivrebbe, non deve far altro che cogliere l’occasione e scegliere bene i partners con i quali condivide degli interessi a medio e lungo termine.

Sul piano economico

La riflessione sul piano istituzionale, se può essere interessante per gli appassionati di tali questioni , potrebbe essere considerata dalle persone più “pragmatiche” troppo debole se non avallata da dati concreti. Per questo, è interessante anche analizzare, sul piano economico, quali siano i punti sui quali basare la costruzione di un nuovo asse franco-italiano.

L’ampiezza degli scambi economici dei due paesi

Il 2017 ha confermato un aumento degli scambi commerciali tra Francia e Italia: il totale degli scambi con riferimento all’import e all’export ha raggiunto il record di 76,6 miliardi di euro, registrando un aumento dell’8,3% rispetto al 2016. L’Italia è il terzo Paese cliente della Francia con 35,1 miliardi di euro di vendite nel 2017 e il terzo Paese fornitore con 41,4 miliardi di euro di acquisti da parte della Francia.

I punti su cui lavorare e da valorizzare

Chi conosce i due paesi lo sa: ci sono straordinari punti di contatto e al tempo stesso, enormi differenze. La grandeur francese è molto spesso motivo di incomprensione, un dettaglio che provoca una relazione di odio-amore. È esattamente ciò che vediamo in questi giorni. La grandeur della Francia è un corollario incancellabile della sua storia improntata all’esportazione dei suoi valori, sin dai tempi della Rivoluzione. Di questa storia, i francesi ne vanno fieri. Gli italiani hanno una storia diversa, e si portano dietro pregiudizi (con o senza fondamento) che vale la pena di abbattere se si vuole riconquistare le posizioni perse sulla scena internazionale. Questa situazione è ben sintetizzata da Abate, che in una intervista al Sole 24 Ore ha affermato che se “gli italiani devono capire che la grandeur francese è figlia della storia, i francesi devono capire che l’Italia è un paese solido, lavoratore e produttivo”. Un’accettazione reciproca dunque della storia e delle attitudini dell’altro paese, nel nome di un progetto comune. Per chiedere questo spirito alle imprese, si deve partire però da un prerequisito: i governi devono ricominciare a rispettarsi vicendevolmente; un passaggio fondamentale per far si che le imprese abbiano fiducia nei confronti dei loro partners, ed un lavoro di non poco conto se pensiamo alla situazione totale.

Se osservati, i due sistemi economici sono, per certi versi complementari: se in Italia le imprese a conduzione famigliare rappresentano il 93% del totale (il 45% delle quali si spingono all’estero per i loro scambi commerciali), in Francia, la percentuale di imprese a conduzione famigliare si ferma attorno al 60%, e prevalgono le grandi imprese, molte delle quali con più di 250 dipendenti. Ma la forza delle imprese italiane, seppur più piccole, è proprio la loro capacità di aprirsi al mondo e di internazionalizzarsi: ecco che troviamo ancora un dato fondamentale per la nostra analisi: la Francia è la prima destinazione per le imprese italiane e ospita più di 1.700 aziende italiane che impiegano 67 mila lavoratori, di cui 4.000 solo in Provenza, in settori che vanno dall’agroalimentare, alla metallurgia, la meccanica, l’aeronautica e il navale. È vero che la Francia controlla un buon numero di imprese italiane, ma è altrettanto vero che l’Italia resta l’eccellenza nella manifattura e nelle produzioni intermedie.

Infine, arma a doppio taglio, l’Italia resta un mercato ancora “immaturo” in certi settori, in particolare in quello dello sviluppo dell’e-commerce: in Francia il mercato dell’e-commerce risulta molto più sviluppato (anche se non ha raggiunto la maturità del mercato tedesco), e le relazioni tra i due paesi, in particolare quelle tra le start-up, potrebbero portare alla crescita di questo potente canale; in effetti, anche se in Italia il mondo del commercio elettronico desta sospetti, in realtà tale strumento, se utilizzato intelligentemente, può permettere a piccole imprese con budget limitati, di pubblicizzare i loro prodotti di qualità, non solo in Italia, ma in tutta Europa; e vista l’elevata qualità dei prodotti italiani, tali operazioni di marketing non potrebbero far altro che giovare.

Insomma, un’alleanza stretta tra i due paesi promette grandi chances di conquista dei mercati internazionali, e la cosa più interessante è che in questa conquista tutti hanno il loro spazio: l’Unione Europea, le piccole imprese a conduzione famigliare, le grandi imprese, del calibro di Luxottica.

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