La riforma del lavoro punta forte sul digitale

Un rapporto rimesso al Governo francese martedì 15 settembre, preconizza 36 misure riguardo l’impatto delle nuove tecnologie sul diritto del lavoro.

La “rivoluzione digitale” non si limita all’utilizzo di strumenti tecnologici, ma segna anche l’ingresso nell’impresa di nuovi metodi di concezione, produzione, di gestione e d’organizzazione del lavoro, nota Bruno Mettling, Direttore delle Risorse Umane di Orange ed autore del rapporto. Il Ministro del Lavoro Myriam El Khomri ha definito un rapporto « ricco » e « fonte d’ispirazione per avanzare rapidamente su questo soggetto », secondo il suo discorso trasmesso all’AFP.

Le principali misure adottate in questo testo possono essere così sintetizzate:

Un approccio preventivo ed educativo. La posta in gioco per imprese, parti sociali e Stato è di anticipare questi cambiamenti che “riguardano tutti i mestieri senza eccezioni”, manuali come intellettuali, per calcolarne il potenziale ma anche per prevenirne i rischi.

Una parte di queste 36 proposizioni mira anche a sviluppare “l’educazione digitale” nelle scuole, a valutarne i bisogni di formazione e riconversione nei vari settori imprenditoriali. Le imprese sono invitate ad integrare le loro politiche di remunerazione riguardo la riconoscenza degli sforzi di adattamento alle competenze ed alle qualificazioni relative al mondo digitale.

Rivedere il concetto della durata del lavoro. Il rapporto si preoccupa dell’effetto sulla salute e sulla vita personale dell’intensificazione del lavoro derivante dall’utilizzo eccessivo dei nuovi strumenti digitali. A riguardo, suggerisce di modificare il « forfait annuel en jours », aggiungendo la possibilità di seguire il lavoratore nell’ambito lavorativo ed un diritto di allerta, permettendo di mettere fine rapidamente ad eventuali abusi, così come d’integrare le nuove forme di lavoro al sistema di protezione sociale. “La durata del lavoro, non è più oggi uno strumento sufficiente per apprendere il contributo di tutti i lavoratori”, si legge nel rapporto. È raccomandato anche di attivare, tramite dialogo sociale, “ una misura del carico di lavoro più adatta che quella del tempo di lavoro”.

È proposta ugualmente, l’introduzione di “un dovere di disconnessione”, per evitare i rischi di “sovraccarico informativo”; una politica di regolazione dell’uso degli strumenti digitali, e la loro presa in considerazione nella prevenzione dei rischi professionali.

Inoltre, è sollecitata anche una chiarificazione tramite accordo d’impresa riguardo gli incidenti sul luogo di lavoro dei lavoratori a distanza.

Facilitare il lavoro a distanza ma sottoporlo anche ad adeguato controllo. Gli enti territoriali sono invitati a sviluppare dei luoghi di accoglimento delle nuove forme di lavoro, come ad esempio il lavoro a distanza (telelavoro), che ad oggi coinvolge già il 16% dei lavoratori, al fine di tenere sul proprio territorio le popolazioni tentate di migrare verso bacini di lavoro più densi.

Il rapporto propone infine, di sviluppare l’uso degli strumenti digitali nell’ambito del dialogo sociale, ad esempio nella consultazione e nell’informazione delle istanze rappresentative del personale, ma anche d’inquadrare “strettamente” l’uso dei dati relativi ai lavoratori.

Giovanni D’Avanzo

4 COMMENTI

  1. la futura normativa europea non fa distinzione tra le comunicazioni persona a persona e tra le macchine . Sarebbe opportuno chiarire la situazione….ma mi piacerebbe far sentire la voce di esperti sulla questione perché immagino che ci sono tanti aspetti che non conosco….

    • Ha ragione. Personalmente ritengo bisogni valutare la funzionalità della comunicazione tra gli oggetti, e se del caso distinguerla da quella tra persone. Il nodo fondamentale a mio parere è la frequenza che questo nuovo sevizio andrà ad utilizzare. Si parla di oggetti trasmettitori verso oggetti, SIM card integrate e Wi-Fi. Quest’ultima soluzione a mio parere garantirebbe un minor costo produttivo aziendale, un traffico informativo meno elevato ed un costo inferiore al consumatore.

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