La Loi Travail, un progetto da 50 000 posti di lavoro in più

Secondo COE-Rexecode, la loi du Travail, soprannominata il Jobs Act francese, contribuirà a creare ben 50 000 posti di lavoro supplementari.

La recente loi Travail, portata in parlamento il 24 marzo scorso, prevede delle disposizioni che, nel loro organico, potrebbero culminare con la creazione di almeno 50 000 occupati. Tali effetti positivi sarebbero però annullati dalla tassazione dei contratti a tempo determinato (CDD), che invece aumenterebbe il costo del lavoro.

Questo è quanto afferma uno studio condotto dall’istituto di ricerca economica COE-Rexecode. Nel complesso, la legge prevede maggiore flessibilità in materia di ore lavorative supplementari e di durata massimale del lavoro, lasciando ampio spazio alla contrattazione detta “di secondo livello”, vale a dire intrapresa dall’azienda o dall’individuo. COE-Rexecode prevede che tutto ciò porterà ad un abbassamento del costo del lavoro, equivalente al 2,3%, per i sei milioni di impiegati nel privato che fanno ore supplementari.

Tuttavia, secondo l’istituto di ricerca, la possibilità di concludere accordi d’impresa che autorizzano modifiche alla durata del lavoro e ai salari (senza però toccare la remunerazione mensile), potrebbe avere un impatto assai limitato. Lo studio sembra rammaricarsi per la (giusta) impossibilità delle aziende di modificare la remunerazione mensile, cosa che avrebbe permesso di: “far evolvere i salari di pari passo alla produttività. Dal 2008 al 2015, la paga oraria reale media è aumentata del 9,8%, mentre la produttività oraria del lavoro è aumentata del 5,4% per lo stesso periodo. Se dal 2008 lo stipendio orario reale medio fosse aumentato come la produttività, il costo del lavoro sarebbe inferiore del 4,2%.”

Nonostante ciò, il CICE (Crédit d’impôt pour la compétitivité et l’emploi), ha permesso comunque di compensare quasi il 60% dell’effetto di tale divergenza tra salario e produttività. Quanto alle regole dei licenziamenti per cause economiche, l’istituto riconosce che la maggiore flessibilità nella regolamentazione dei licenziamenti per motivi economici può apparire negativa nel breve termine. D’altra parte, per ciò che concerne le prospettive a lungo termine, pare che tale flessibilità favorisca la stipulazione di contratti a tempo indeterminato (CDI), forse proprio a causa del costo del lavoro maggiorato dalla tassazione sui CDD. Molto dipende dalla congiuntura economica in cui la loi Travail andrà ad inserirsi. Si ricorda inoltre che il testo della legge, oggetto di proteste da parte di tanti, sarà definitivo solo dopo il suo passaggio in parlamento.

Maria Costanza Boldrini

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