La Francia apre la strada alla tassazione dei giganti del web

Daisy Boscolo Marchi
Daisy Boscolo Marchi

La protesta dei gilets jaunes ha messo in evidenza una serie di problemi, francesi ed europei, uno dei quali riguarda i giganti del web. Bruno Le Maire, che ha già esercitato pressioni per l’istituzione di una tassazione dei GAFA (Google, Apple, Facebook, Amazon) su scala europea, prende una decisione radicale a livello nazionale, principalmente motivata dalle misure sociali annunciate dal presidente Macron pochi giorni fa. La Francia, ha annunciato la loro tassazione a partire dal 1 ° gennaio 2019.

Un tema dove in Europa manca il consenso unanime degli stati membri

Se la maggioranza degli stati membri dell’Unione Europea sono formalmente favorevoli alla tassazione di questi giganti, manca il consensus di alcuni, tra i quali l’Irlanda, il Lussemburgo e l’Olanda: gli Stati con regimi da paradiso fiscale, non sembrano affatto intenzionati a implementare questa misura. L’introduzione di questa tassa in Francia potrebbe tuttavia motivare gli altri Stati a fare lo stesso il prima possibile. Bruno Le Maire ha detto di sperare in “una decisione europea unanime su una direttiva” per il mese di marzo e di “prendere provvedimenti” con il suo omologo tedesco Olaf Scholz “per convincere i pochi stati che restiamo contrari a questa tassazione digitale a livello europeo”.

Un introito di 500 milioni di euro

Il governo ha specificato gli introiti per questa tassa: “un importo che valutiamo a 500 milioni di euro”. Si tratterebbe di un introito calcolato in base al fatturato, ma anche alle entrate pubblicitarie e alla rivendita dei dati personali. Secondo un’inchiesta di BFM TV, nel 2017 il gruppo Facebook avrebbe dichiarato un fatturato di 56 milioni di euro e pagato 1,9 milioni di euro di tasse. Mancherebbe però un controllo effettivo da parte degli Stati Membri sugli introiti effettivi: sempre secondo BFM TV, il fatturato effettivo di Facebook sarebbe compreso tra 850 e 950 milioni di euro.

Il problema di un’azione unilaterale

Se sul piano morale l’idea di tassare i GAFA è condivisibile e molto “popolare”, un tale provvedimento potrebbe avere serie conseguenze sul piano delle relazioni internazionali. Il tema di una guerra commerciale con gli Stati Uniti non è infatti da escludere, soprattutto sotto l’era Trump. Da parte loro infatti, gli Stati Uniti hanno reagito prontamente a questo annuncio: Jennifer McCloskey, vicepresidente dell’American Information Technology Industry Council, ha dichiarato: “La Francia sta commettendo un errore nell’innalzare unilateralmente la tassa digitale, rischiando di indebolire il sistema fiscale globale “. Ancora più dura l’affermazione di Susan Danger, presidente della camera di commercio americana: “Una azione unilaterale da parte dell’Unione Europea metterebbe seriamente a rischio gli sforzi internazionali per risolvere le questioni fiscali”. Insomma, ad ogni reazione, corrisponde una reazione. In assenza di un accordo condiviso tra gli Stati Membri e tra gli Stati Membri e gli Stati Uniti, la proliferazione di web tax nazionali, potrebbe avere come effetto dividere il mercato europeo, mentre proprio l’accesso al mercato dei dati è l’unico strumento che potrà consentire alle imprese europee di crescere abbastanza per sfidare i Gafa. Proviamo a rispondere ad una domanda: le nostre piccole aziende, se bloccate nei lori confini nazionali, senza accesso alla piattaforma globale di potenziali clienti, come potranno svilupparsi e crescere? Isolati, quando potremmo creare la nostra “Apple Made in Europe”?

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