Il gruppo italiano Campari acquisisce Grand Marnier

Il gruppo italiano Campari, numero sei al mondo nel settore alcolici, ha concluso un accordo con i discendenti del fondatore della casa al fine di acquistare la Société des Produits Marnier Lapostolle (SPML). Tale prezzo è giustificato dalla reputazione mondiale del prodotto.

L’azienda esporta più del 90% della sua produzione, principalmente negli Stati Uniti, insieme ad una storia di famiglia che dura da ben sei generazioni. La casa infatti è stata fondata nel 1827 da Jean-Baptiste Lapostolle a Neauphle-le-Chateau, nella zona delle Yvelines. La figlia sposò un tale monsieur Marnier. Ecco come nacque la dinastia dei liquori che poi creò, nel 1880, la ben nota miscela di cognac e arancio amaro dei Caraibi.

Campari prenderà il controllo dell’azienda quotata in borsa e ne assicurerà la distribuzione esclusiva a livello mondiale. L’accordo stabilisce che se a seguito dell’OPA Campari detenesse meno del 50,01% delle azioni, gli azionisti della famiglia s’impegnerebbero a vendere le loro azioni prima del 2021 e a rinunciare ai diritti di doppio voto per permettere il controllo del gruppo.

L’operazione è la quindicesima acquisizione firmata Robert Kunze-Concewitz, il presidente e direttore generale di Campari sin dalla sua nomina nel 2007. Perché questa tendenza al riscatto? “Il mercato è estremamente frammentato”, spiega il quarantottenne austriaco, ex di Procter & Gamble. Con un giro d’affari di 1,6 miliardi di euro nel 2015, che va dalla vodka Skyy al whiskey Glen Grant, intende aggiungere al proprio portafoglio “una marca premium particolare” che possa permettere di “capitalizzare sul ritorno in voga dei cocktail più classici, specialmente negli Stati Uniti” e di “consolidare la sua posizione di primo fornitore mondiale di liquori premium e amari”.

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