Il governo francese presenta un piano d’azione anti-sprechi nell’abbigliamento

Chiara Idda
Chiara Idda

Il Primo Ministro, Edouard Philippe, ha presentato lunedì il suo piano d’azione per sviluppare l’economia circolare, un sistema basato sulla riparazione e il riciclaggio

Tale piano fa leva sui prodotti facilmente riparabili, un principio chiave dell’economia circolare. Ma oltre la riparazione, l’economia circolare si basa su pratiche quali il riutilizzo e il riciclaggio, al fine di limitare i consumi di materie prime, d’acqua o di energia, e lo scarico dei rifiuti. Una condotta che il governo intende adottare grazie a questo nuovo piano d’azione.

Edouard Philippe riafferma gli obiettivi messi in luce da Emmanuel Macron per il 2025: diminuire il 50% della messa in discarica e riciclare il 100% di plastica. Le cinquanta misure di questo “piano di battaglia anti-rifiuti e anti- sprechi” deve permettere di ottenere dei risultati, incitando le imprese a produrre diversamente per allungare la durata di vita dei prodotti.

Il Primo Ministro afferma la sua intenzione di far valere, per la filiera tessile, da ora al 2019, i grandi principi della lotta contro lo spreco alimentare al fine di assicurare che i prodotti invenduti non siano né gettati né eliminati. In pratica l’idea è di applicare per i vestiti gli stessi principi che valgono per lo spreco alimentare. Impedire ai marchi di gettare i prodotti invenduti e obbligarli ad adottare programmi di partenariato con le associazioni solidali.

La moda come seconda industria più inquinante al mondo

Nel settore tessile, le pratiche son poco trasparenti e gli scandali sempre più frequenti.
Il tessile è, infatti, secondo solo al settore petrolifero per inquinamento. Di recente, le foto dei prodotti del marchio Celio, lacerati e gettati nella spazzatura dagli impiegati del negozio, avevano suscitato l’indignazione su internet e da parte della stampa.

Sulla stessa linea d’onda, il gigante del fast-fashion H&M è stato richiamato il mese scorso per la questione relativa al trattamento dei prodotti invenduti, sempre più numerosi. Contattato, H&M dice di prendere la questione “molto seriamente”, aggiungendo che la confusione che è stata fatta tra prodotti invenduti e inceneriti è particolarmente pregiudizievole per un marchio avviato come il loro e grazie ai saldi non hanno quasi alcuna merce restante. Questo precisa che ciascun marchio del gruppo H&M coopera con delle associazioni e organismi locali.

Misura richiamata da tempo dalle associazioni solidali

Infatti, la richiesta di un intervento da parte del governo è stata avanzata qualche mese fa dall’associazione Emmaüs, tramite la sua vice direttrice generale, Valérie Fayard.
Quest’ultima si ritiene soddisfatta di questo progresso. “Per il momento niente è precisato, è un piano d’azione, ma è comunque una buona notizia. La scadenza fissata al 2019 permette al governo di effettuare un inventario, calcolare il numero di tonnellate gettate, le procedure adottate dai marchi, le difficoltà,..” dichiara questa a Novethic.

I dati che fanno riflettere

80 miliardi di vestiti son fabbricati ogni anno nel mondo. La produzione e il trasporto dei vestiti ha delle conseguenze disastrose sull’ambiente. A titolo d’esempio, il settore consuma l’equivalente di 32 milioni di piscine olimpiche d’acqua ogni anno per assicurare la produzione.

Oggi in Francia, sulle 600.000 tonnellate di stoffa, biancheria e scarpe messe sul mercato (circa 9 chilogrammi per abitante) solo un terzo son prelevati e raccolti dalla filiera di valorizzazione, secondo l’organismo ECO TLC. Son recuperate anche 195.000 tonnellate di cui: 62% son rivendute nei negozi dell’usato, in Francia o all’estero, 22% son sfilacciati (per fabbricare degli isolanti o delle fibre di bassa qualità), 9,5% diventano degli stracci, 6% son inceneriti.

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